Lavoro

Il diritto al lavoro è garantito all'art. 35 della Costituzione della Repubblica, in tutte le sue forme e applicazioni. La legge disciplina in modo approfondito il rapporto di lavoro subordinato fondato su due obbligazioni principali: l'attività lavorativa e la retribuzione. Gli elementi che concorrono a determinare la prestazione di lavoro sono: il tipo di attività lavorativa, la durata, che viene misurata attraverso l'orario ed in genere il tempo di lavoro (giornaliero, settimanale, annuale). Per indicare l'attività lavorativa ci si riferisce alle mansioni del lavoratore, che costituiscono l'oggetto della prestazione dovuta dal lavoratore. A norma dell'art. 2103 del codice civile il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto; in ogni caso l' imprenditore deve far conoscere al prestatore di lavoro, al momento della sua assunzione, la categoria e la qualifica che gli sono assegnate in relazione alle mansioni per cui è stato assunto. E' ammissibile l'attribuzione al lavoratore di mansioni superiori, in tal caso il lavoratore avrà diritto al trattamento economico corrispondente. Inoltre non è consentito il trasferimento del lavoratore, se non in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Il rapporto contrattuale tra privati, oltre ad esser disciplinato dalle norme di legge, può essere governato dal contratto collettivo. Peraltro la disciplina legale e collettiva limitano la autonomia contrattuale ammettendo deroghe solo in senso migliorativo per il lavoratore. Al contratto di lavoro può essere apposto un termine, in questo caso si definisce a tempo determinato. Il rapporto di impiego pubblico, invece, trae origine non da un contratto ma da un provvedimento di nomina, cioè da un atto amministrativo, ed inoltre, a norma dell'art. 97 della Costituzione Italiana agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede per concorso.

La risoluzione del rapporto di lavoro può avvenire in maniera unilaterale per licenziamento (recesso del datore di lavoro) o per dimissioni (recesso del lavoratore), oppure in modo consensuale o ancora per scadenza del termine, nel caso di contratti a tempo determinato.

Il/la dipendente, vittima di mobbing, ossia di comportamenti di persecuzione e/o di violenza psicologica, ripetuti nel tempo e realizzati da colleghi di lavoro (mobbing orizzontale) o dal datore di lavoro (mobbing verticale), a suo danno, con onere di prova a proprio carico, può ottenere dal Giudice del Lavoro, la cessazione del comportamento lesivo ed un risarcimento per i danni patiti.


 

Condotta lesiva del datore di lavoro e risarcimento danni
Legge Pinto e procedimento di ottemperanza
Rimborso capitale - Trattamento previdenziale aggiuntivo
Contratto a tempo indeterminato universitario del collaboratore ed esperto linguistico di lingua madre e conseguente trattamento economico
riassunzione del giudizio a seguito di Sentenza Cassaz. 21836/2012 che conferma il riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato (Avv. Rosalia Pacifico)